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Lorenzi d'annata, scudetti e Next Gen Atp Finals
copertina rivista SuperTennis del 14 dicembre 2016
Giovani… poveri: l’Atp cambia strada

di Enzo Anderloni

Tra i primi 100 della classifica Atp del 12 dicembre 2016 ci sono 38 giocatori che hanno già compiuto 30 anni. E solo due che non ne hanno ancora 20. Non deve stupire quindi se nello stesso giorno, a Milano, Chris Kermode, il presidente dell’Atp stessa, ha descritto come “la più bella idea che abbiamo avuto negli ultimi 20 anni” le prossime Next Gen Atp Finals, ovvero l’evento di fine anno che dal 2017 metterà in campo i più forti giovani emergenti del circuito professionistico, dai 21 anni in giù. Serviva un’idea forte per provare a invertire la tendenza, alla quale dovrà seguire una serie di ulteriori cambiamenti nel sistema. E nella Sala dell’Orologio di Palazzo Marino, diventata per un’ora e mezza il centro del mondo del tennis, si è parlato anche di questi, a cominciare da una diversa distribuzione nelle prossime stagioni di punti e dollari, meno polarizzata verso l’alto, verso chi vince.
Si sta studiando una migliore redistribuzione per sostenere la crescita di chi si piazza, di chi si impegna in salita. L’attuale meccanismo infatti sta bloccando il ricambio generazionale e il motivo è semplice da comprendere. L’evoluzione degli studi nel campo della programmazione, della strategia, dell’allenamento (fisico e mentale), della medicina e dei materiali permette oggi di limare ogni dettaglio della performance di un tennista. Esattamente come succede per una vettura di Formula Uno, una MotoGP o barca da Coppa America. Così i primi della classe hanno l’allenatore vero e proprio (il Vajda di Djokovic, il Piatti di Raonic, lo zio Toni di Nadal) ma possono permettersi anche dei super coach a supporto (di solito ex campioni) per ottimizzare l’approccio a grandi eventi o obbiettivi (quello che è Lendl per Murray, era Becker per Nole, sono stati Moya e McEnroe per Raonic). Poi c’è il preparatore fisico a tempo pieno, il fisioterapista a tempo pieno, il preparatore mentale, l’incordatore personale, il dietologo. E qualsiasi altro ausilio ci si possa inventare per tirare un centimetro più profondo, un chilometro all’ora più forte, per aumentare la resistenza e il recupero, per ridurre al minino il rischio di infortuni.
Tutto questo costa e tanto, ma se incassi 18 milioni di dollari di soli montepremi come ha fatto Murray quest’anno spenderne anche un paio per la squadra e le consulenze è un ottimo investimento. E non pesa più di tanto. Ma anche uno come lo spagnolo David Ferrer, che a 34 anni chiude al n.21 avendo incassato 1.374.000 dollari, può tranquillamente investirne, per ipotesi, 2/300 l’anno per il suo team. E nonostante il suo modo di giocare molto usurante, rimanere ancora lì, competitivo grazie a un lavoro mirato, di qualità. Uno come Karen Khachanov, invece non ha troppo da spendere: n.53 Atp è solo 94° nella classifica dei guadagni anche perché, per esempio, lavorando per migliorare frequenta poco i tornei di doppio come invece fanno per arrotondare tanti suoi colleghi più esperti (e anziani) che ormai hanno dato il loro meglio.
Non ci si deve dunque stupire se i giovani fanno fatica a emergere: per un Alexander Zverev, eccezione assoluta, che da n.24 del mondo è già arrivato a incassare 1.370 mila dollari a 19 anni, c’è un elenco infinito di giovani brillantissimi che per tentare la scalata spendono un sacco di soldi. Basti considerare che persino giovani fenomeni come il russo Daniil Medvedev, n.99 del mondo, o l’americano Frances Tiafoe, n.108, presenti nella lista delle 8 giovani star più brillanti della Next Gen Atp, in un anno di battaglie in giro per il mondo hanno incassato rispettivamente 160.000 e 189.000 dollari (lordi). Nel ranking dei “soldi” sono solo 177° e 166°. Di sicuro non possono permettersi la squadra di Murray. Ma nemmeno quella di Ferrer. E dunque quando si confrontano con la vecchia generazione non lo fanno ad armi pari: devono sfidare la montagna in infradito.
L’Atp finalmente se ne è accorta. Il milione e 275 mila euro di montepremi delle Next Gen Finals di Milano, insieme ai riflettori di tutto il mondo del tennis puntati su di loro è un primo tentativo di sostenere davvero le forze nuove. Una sfida, finalmente alla pari, tra gente con un sacco di voglia di stupire. E di prendersi tutto il palcoscenico.

Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 46 - 2016

RIVISTA SUPERTENNIS

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SuperTennis Magazine - Anno XII - n.46 - del 14 dicembre 2016
In questo numero:
Prima pagina –Dalla parte dei giovani Pag.3
Next Gen Atp Finals – Il torneo del futuro Pag.4
Terza pagina – Quella Milano da bere prima della Next Gen Pag.6
Il personaggio in esclusiva: Un Lorenzi di… vino Pag.8
Il tennis in tv – Dicembre da non perdere Pag.10
I numeri della settimana: 1.007 posti Atp più su Pag.12
Serie A1 maschile - E’ luna Park: Genova esulta Pag.14
Serie A1 femminile - C’è un grande Prato… rosa Pag.16
Circuito Fit-Tpra – Rivoluzione 2017: ecco le novità da sapere Pag.19
Personal coach - Emozioni utili e non: impara a riconoscerle Pag.22
Racchette a confronto - 2017: le prime chicche Pag.25
La regola del gioco: si può cambiare campo e controllare il segno? Pag.27


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