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gen 17
DIARIO DA MELBOURNE / 7
Quelle belle e impossibili...
Alize Lim, selfie da Melbourne
MELBOURNE - Per te che vivi il tennis come una religione, la questione si fa seria a gennaio. Questo è il mese sacro, ma nell’estate australiana il tuo credo diventa argomento da barbecue, sviluppato da gente che vive di VB e football australiano e che solo dopo Capodanno scopre l’esistenza di altri sport. Chi c’è passato, sa bene che davanti alla salsicciata gli eventi prendono una brutta piega. Appena la conversazione sfiora l’Australian Open, l’amico dell’amico spara nel mucchio le sue considerazioni. Quando va bene sono sulle camere iperbariche, quando va male sul doping, quando va malissimo sulle scommesse. E gli altri a ruota. Tu perderesti volentieri l’aplomb e la dignità, ma alla fine li perdoni perché sono pecorelle smarrite e non sanno quello che fanno. Al ché l’amico dell’amico dell’amico ricorda che tu li conosci, i tennisti, e introduce il secondo argomento pensando di farti un piacere. “Senti ma... che fine ha fatto quella bella?”. In realtà l’aggettivo bella è caduto in disuso nel ‘67 e non è stato sostituito da avvenente ma da roba molto più triviale, Italia come in Australia. Se il soggetto è vintage, per quella intende la Sabatini, se un figlio della generazione X ce l’ha con la Kournikova, la Ivanovic o la Sharapova, se invece è cresciuto a YouTube e Justin Bieber, facile che si riferisca alla Bouchard.

Una volta chiarito quale fosse la bella, vorresti chiuderla lì e passare alle previsioni del tempo. Oppure, se proprio insistono, tenere una lectio magistralis su Fast 4 e festuca perenne. Invece no, a quel punto l’interlocutore ti chiederà immancabilmente la tua top 10 delle belle, attirando l’attenzione del compare con la birra in mano che a gennaio segue solo il cricket. In quel preciso istante capisci perché giovedì 12 gennaio 2017, primo giorno delle quali femminile, il match che richiama più spettatori è il secondo in programma sul campo 13 e che inizia quando il sole incoccia di brutto. Da lontano sembra un incontro come altri: soliti gridolini, stessi impatti secchi, sgommate sul cemento neanche a parlarne. Da media distanza capisci che la qualità non è il massimo, del resto una è la 164ma giocatrice del mondo, l’altra la 220. Ѐ quando ti avvicini, che hai tutte le spiegazioni che cercavi, e pure qualcuna in più: la francese Alizé Lim, ex fidanzata di Jeremy Chardy, scelta come testimonial della marca d’abbigliamento col galletto, 41mila followers su Facebook e 29mila su Twitter (il doppio di una vincitrice Slam come la Stosur) sfida Barbora Stefkova, che ha un ventesimo del seguito della transalpina e non certo per questioni tennistiche. Anzi, la ceca vince 63 60 in 69 minuti, con la Lim che fa due punti su 16 quando serve la seconda. Il torneo perde qualcosa, ma non dal punto di vista strettamente tecnico.

Ecco, se proprio dovessi rispondere all’amico dell’amico dell’amico, lei non sfigurerebbe. Idem per Ipek Soylu, ventenne turca che comincia a macinare risultati in doppio e ricordo ragazzina, quando i risultati li otteneva soprattutto coi coetanei maschi, teneva sulla corda Kyrgios e rigirava come un calzino anche qualche giovanotto nostrano di belle speranze. Anche lei porta a casa tre game, contro la bielorussa Sabalenka. Fa appena meglio Daniela Hantuchova, che di giochi ne rimedia quattro. Se non altro arriva al terzo l’olandese Rus - ex campionessa junior a Melbourne – ma pure lei va subito fuori. E idem per Anastasija Pivovarova, sfigatissima mannequin russa che negli ultimi tre anni ha passato più tempo sotto i ferri che con una racchetta in mano. Opposta alla Zanevska non sfigura e arriva a due punti dal match. Poi, arrugginita com’è, anche lei lascia il torneo al primo ballo. Mi sa che l’amico del cricket dovrà accontentarsi della Cirstea.

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di Dario Castaldo

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