Internazionali BNL d'italia
Istituto Superiore di Formazione “Roberto Lombardi”
Centri Federali Tennis
FIT Ranking Program
Beach Tennis
Paddle
Tennis in Carrozzina
Lab 3.11
Comitato Italiano Paralimpico
SeniorTennis
www.superabile.it
LOGIN
HAI DIMENTICATO LA PASSWORD?

NEWS

INDIETRO

11

mag 17
ON LINE LA RIVISTA SETTIMANALE
Nole, i 4ª e la maratona tv: tutto sugli IBI 2017
SuperTennis magazine copertina n. 18 del 2017
Nole Djokovic, ricomincia da 2

di Enzo Anderloni

Era un uomo solo al comando. Ora è un uomo solo. Per scelta. Novak Djokovic ha annunciato dal suo sito internet ufficiale che il lungo cammino (vincente, 12 Slam e 30 Masters 1000...) cominciato 12 anni orsono con il suo storico allenatore Marian Vajda si concludeva (con esso il rapporto con il fitness coach Gebhard Phil Gritsch e il fisioterapista Miljan Amanovic), pur rimanendo intatte stima e amicizia. All’inizio dello scorso dicembre aveva salutato anche Boris Becker dopo 3 anni da “head coach”, supervisore esperto, in cui erano arrivati 6 dei 12 Slam e 14 dei 30 Masters 1000. Ma soprattutto si era concretizzato un dominio mondiale assoluto, una leadership indiscussa che aveva evocato per Djokovic l’appellativo di “cannibale”.
Nole è uno che ha il fuoco dentro, uno che vuole eccellere. Arrivato nell’elité sfidando due giganti come Federer e Nadal, si era dato da fare per batterli entrambi. Ci era anche riuscito. Ma non bastava. Gli stadi continuavano ad amare Roger e Rafa più di lui. Allora ha provato la soluzione estrema: asfaltarli. Lui solido e motivato, loro avanzanti nell’età e con qualche acciacco fisico, per un paio di stagioni li ha soverchiati (salvo qualche orgogliosa reazione di Federer) al punto di dominare la classifica Atp con un margine di vantaggio, sul secondo, imbarazzante. Più o meno il doppio dei punti. Ma ancora non bastava per conquistare il cuore della gente, nemmeno disegnare il proprio sul campo, sulle telecamere, mimarlo sul petto e lanciarlo in tribuna.
E intanto si faceva avanti un altro, che aveva voglia d’incantare le folle, di dimostrare che i Fab Four erano davvero 4 e non solo Roger e Rafa più altri due. Andy Murray ha piazzato proprio a Roma, 12 mesi fa, il primo mattoncino della scalinata che ha costruito contro ogni pronostico e logica per salire sul trono, al posto di un Djokovic stanco e nervoso, battuto in finale. Lo scozzese nei mesi a seguire mise in campo la stessa qualità e caparbietà che il serbo aveva impiegato per andare in fuga e vincere i giri del mondo con distacco.
La rivincita di Nole al Roland Garros, proprio su Andy, fu momento di svolta. Rappresentò la chiusura del cerchio di Djokovic, cui mancava solo lo Slam sul “rosso” per completare la raccolta. E a quel punto il serbo si trovò sulla cima di un Everest oltre il quale non sapeva cosa immaginarsi di nuovo. E più alto. Sotto c’era la prateria di travagli e “sbattimenti” della quotidianità familiare e professionale che abbiamo tutti, fenomeni e non. In un attimo il filo invisibile delle ambizioni che tirava la sua esistenza verso l’alto è stato sostituito dal filo delle responsabilità, con i suoi pesi da portare. E il n.1 è andato giù. Il che nel caso di un fenomeno come lui vuol dire scendere al n.2.
Alla vigilia degli Internazionali BNL d’Italia 2017 Nole ha deciso l’ultimo taglio netto con il passato. Una sorta di nuovo inizio. Non ha fretta. Che cosa si deve fare giorno dopo giorno, ormai lo sa fin troppo bene. Un nuovo allenatore lo prenderà, ma quando troverà la persona giusta, “uno che ha vissuto esperienze simili alla mia e può capirmi”. Il suo mondo oggi è quello della moglie Jelena, del figlioletto Stefan e di una sorellina per lui in arrivo a fine agosto. Per la ricerca della tranquillità sul campo, in palestra e nell’angolo del coach, rimangono il fratello Markus e il consigliere spirituale Pepe Imaz.
A Roma Djokovic è di casa. Ha vinto 4 volte, dominando sia Federer che Nadal. Non ha numeri 1 o strisce vincenti da difendere come l’anno scorso, quando era arrivato al Foro Italico con in tasca gli Open d’Australia, Indian Wells, Miami e Madrid. Non ha nessuno a dirgli quello che deve o non deve fare. Può essere solo se stesso e giocare tranquillo. La nuova strada vincente potrebbe partire proprio là dove si era interrotta.

Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 18 - 2017


RIVISTA SUPERTENNIS

Registrandovi al servizio My Fit Score potrete riceverla automaticamente ogni mercoledì via newsletter. La rivista è scaricabile (e stampabile) in formato pdf.

SuperTennis Magazine – Anno XIII – n.18 – 10 maggio 2017

In questo numero
Prima pagina – Ricomincio da 2 Pag.3
Circuito mondiale: Dalla Next Gen Arena a… Roma da non perdere! Pag.4
Il tennis in tv – 14 ore al giorno in diretta dal Foro Pag.6
Terza pagina - IBI, che storia! – 2015:l’anno del cannibale Pag.8
Circuito mondiale: Djokovic volta pagina e riparte da Roma Pag.10
Focus Next Gen: Santillan spinge in su il Sol Levante Pag.14
I numeri della settimana – Colpo di Genie, Masha ko Pag.16
Wheelchair – La Davis in carrozzina va a Francia e Cina Pag.18
In Italia – Chi di loro sarà il primo campione di Quarta? Pag.20
Notizie dalle regioni – Piemonte, Toscana, Puglia, Basilicata, Sicilia Pag.22
Circuito Fit-Tpra – La rinascita di Orte passa dagli amatori Pag.26
Racchette e dintorni – Salvagomito giapponese Pag.28
L’esperto risponde – E’ mai esistito un giocatore che giocava sempre di diritto cambiando mano? Pag.28

Commenti

di' la tua, scrivi un commento a questo articolo
COMMENTA QUESTO ARTICOLO
ITF Pro Circuit
www.lexicon.it

Federazione Italiana Tennis - P. IVA 01379601006       Cookie Policy