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mag 17
SU GASPORT: "MALAGÒ 10 E LODE MALAGÒ 5 MENO"
La rielezione del presidente del Coni
Il presidente FIT Angelo Binaghi e il presidente del Coni Giovanni Malagò (foto Costantini)
da La Gazzetta dello Sport

rubrica Palazzo di Vetro di Ruggiero Palombo

Elezioni Coni. Malagò 10 e lode per quattro buoni motivi. 1) Il risultato. Scontato finché si vuole, ma incassare l'89,4% dei consensi (67 voti su 75) dice quasi tutto.
2) Il discorso. Prima e dopo. Forte e scomodo, come aveva promesso: «Abbiamo bisogno di una legge quadro, ma per fare questo serve che ognuno di voi esca indispensabilmente dalla protezione del proprio recinto». Frase chiave dei 13 minuti di intervento, dopo quello dello sfidante Grifoni, per niente banale nella sua prima parte di critica finanziario-amministrativa del sistema Coni. Sobrio nei sei minuti di autocelebrazione del passato e incisivo nella seconda parte del discorso rivolto al futuro, Malagò è stato tranchant nel dopo elezione quando ha indicato la priorità del nuovo mandato: «Stop alla Babele di norme degli Statuti federali».
3) Le vicepresidenze. Fino alla sera precedente, quella della cena all'Aniene, dovevano andare a Chimenti e Ricci Bitti. Profuma di genialata notturna il colpo di teatro di tirare invece dentro, insieme all'indiscutibile Chimenti, la Sensini. Quote rosa, un giusto riconoscimento agli atleti, e soprattutto un modo elegante e inattaccabile di togliersi dai guai prima e non dopo i 27 faticosi voti raggranellati da Ricci Bitti stridenti coi 45 extralarge raccolti da Binaghi.
4) Il futuro. Già disegnato con maliziosa chiarezza, anche se nessuno se ne è accorto. Chimenti vicevicario lascia l'interim alla presidenza di Coni Servizi a Malagò, che assume due deleghe (il personale e il territorio) sfilate al depotenziato amministratore delegato (per altri due anni) Miglietta, col quale i rapporti non sono più quelli di una volta e la cui iperattività preelettorale è piaciuta assai poco. La staffetta 2018 tra Fabbricini e Mornati, vicino a Miglietta ma più vicino a Malagò, completa il mosaico con largo anticipo. Così che eventuali non meglio identificati mal di pancia possano essere sedimentati nel tempo. C'è anche un altro Malagò, quello che ha lavorato per la Giunta Coni, nuova in 9 nomi su 17. Ufficialmente per spingere insieme a Chimenti, che si spingeva da solo, i nomi di Roda e Ricci Bitti, approdati al traguardo non senza qualche difficoltà. In realtà andando molto oltre, forse troppo, visto il risultato non interamente coerente con le aspettative. Il peccato originale? Andare da un certo numero di elettori caldeggiando un'indicazione di voto, segnatamente per l'area dei 7 tra presidenti federali e dirigenti sportivi, per i quali ciascun elettore poteva indicare nella scheda un massimo di 5 preferenze, non uniforme. Per fare un esempio non casuale: a qualcuno è stato raccomandato di votare Binaghi, a qualcun altro no. Una operazione, si suppone, finalizzata da una parte a non scontentare nessuno, dall'altra a portare a destinazione con un gioco aritmetico di incastri gli uomini più graditi. Una volta scoperto, un errore che potrà costare qualche ruggine, specie da parte di chi caratterialmente «non dimentica». Non tutti, evidentemente, hanno seguito quelle indicazioni di voto, e il resto lo hanno fatto due lobby potentissime, una riconducibile a Petrucci (for Binaghi) e l'altra a Miglietta. Risultato: Binaghi, del quale era stato anche sottovalutato il sopraggiunto feeling con Tavecchio, ha preso un numero di voti esagerato, che lo laurea quale uomo forte della nuova Giunta; Aracu e sul fronte Enti Territoriali D'Antoni, entrambi area Miglietta ma non solo (significativa la scheda indicante due soli nomi: Binaghi e Aracu), sono gli «intrusi» capaci di spiazzare anche l'informatissima Radio Coni, che invece aveva visto giusto sul Magri capace di scalzare un discretamente incavolato Pigozzi. Il voto a questo secondo Malagò direttore d'orchestra? 5 meno.

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