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ott 17
CIAO MARTINA, COMPUTER GENIALE
Hingis si ritira. Ricordate i suoi due "suicidi"?
Martina Hingis e Steffi Graff
Martina Hingis ha annunciato il ritiro dal tennis. E stavolta, a 37 anni, anche se è la terza che dice addio, pensiamo che sia quella definitiva. Almeno da atleta. E’ probabile che provi anche lei la carriera di telecronista/opinionista, è più difficile che si cimenti ancora da allenatrice: quand’è stata coach di Anastasia Pavlyuchenkova, Sabine Lisicki e Belinda Bencic, ha finalmente capito che significa quel ruolo, e quanta pazienza bisogna possedere per gestire un tennista professionista, per di più dotato, e quindi viziato, presuntuoso, arrogante, indisponente, invidioso, tirannico, lunatico, geloso, irriconoscente. Proprio com’è stata lei, con la povera mamma Melanie Molitor, colpevole di voler replicare, sin dal nome, le fortune tennistiche di una immortale dello sport come Martina Navratilova. 

Sarà ricordata come un computerino del tennis, con talento naturale di tocco, di colpo d’occhio e di equilibrio fisico, capacità di coprire tutte le porzioni di campo grazie a un bagaglio tecnico completo, col quale sopperiva alla mancanza di potenza in un tennis sempre più potente e quindi difficile. Come uno dei progetti sportivi più riusciti da parte della madre, ex tennista, fuggita dall’allora Cecoslovacchia in Svizzera che ha imposto la racchetta da tennis alla figlia già a due anni, allenandola e seguendola in tutto e per tutto. Come più giovane campionessa Slam, juniores, a 12 anni, quando conquistò il singolare al Roland Garros 1993 (titolo doppiato nel ’94, conquistando pure quello di Wimbledon di categoria), e anche seniores, a 15 anni e 9 mesi, quando si aggiudicò il doppio a Wimbledon 1996 accanto a Helena Sukova. O ancora per il trionfale 1997, da 16enne, più giovane numero 1 del mondo e più giovane campionessa di Wimbledon dopo Lottie Dod nel 1887, oltre che regina pure di Australian e Us Open, in un’annata davvero indimenticabile, perché commesse il più clamoroso suicidio sportivo del tennis: alla vigilia del Roland Garros, non rinunciò alla passione per l’equitazione, cadde da cavallo, si fece male al ginocchio e perse clamorosamente la finale con Iva Maioli, fallendo l’annunciato Grande Slam per aver mancato proprio il Major che sembrava ideale per le sue caratteristiche. Sarà ricordata per aver chiuso lo Slam, comunque, di doppio, nel 1998, ed essere rimasta al comando della classifica sia di singolare che di doppio. Piccole consolazioni per una regina destinata a diventare immortale come avrebbe desiderato mamma Melanie. Di Martina, ahilei, sarà ricordata l’attitudine non simpaticissima, l’atteggiamento altero, il rapporto non certamente ideale con molte colleghe, e un altro suicidio sportivo, sempre in finale al Roland Garros, nel 1999, quando prima di affrontare Steffi Graf, la snobbò pubblicamente come “vecchia campionessa sul viale del tramonto”. Infatti aveva quasi vinto, ma perse totalmente la tramontana per una chiamata dubbia, cercò addirittura di passare nel campo della tedesca per verificare il segno, e fu travolta dal tifo giacobino del Philippe Chatrier. Al punto che, dopo aver lasciato il campo in lacrime, subito dopo la sconfitta, tornò per la premiazione solo per l’intervento della famosa mamma.

Da quel momento, anche per l’avvento delle sorelle Williams, Martina s’è dissolta. Lei sostiene che è stato per problemi alle caviglie, che le hanno fatto intentare anche una causa legale con l’azienda d’abbigliamento sportivo di sempre: di certo, non è più stata protagonista al vertice e, nel 2003, ad appena 22 anni, si è ritirata una prima volta. E’ tornata alle gare quattro anni dopo, aggiudicandosi anche due altri tornei di singolare, nel 2006, qualificandosi al Masters e guadagnando il primo titolo di doppio misto agli Australian Open. Ma, nel novembre del 2007, è risultata positiva all’antidoping a Wimbledon, ed è stata sospesa per due anni. La cocaina che aveva in corpo era forse figlia della sua vita non era un aiutino per le prestazioni agonistiche, e di sicuro non l’ha marchiata come dopata. Tanto che, dopo qualche assaggio sul tour Seniores nel 2010, la Hingis è rientrata sul circuito Wta nel 2013, anche se solo in doppio. E, adoperando il fioretto e il timing perfetto, ha vinto il secondo Slam in tredici anni, a Wimbledon 2015 insieme a Sania Mirza, doppiando il titolo col doppio misto in coppia con un altro indiano, il veterano Leander Paes. Per completare la collezione di Majors, con 13 doppi donne e 7 misti, da affiancare ai 5 di singolare nella sua prima carriera. Il 2 ottobre di quest’anno, è anche tornata al numero 1 mondiale di doppio (dove ha vinto l’argento olimpico di Rio l’anno scorso insieme alla Bacsinszky). E, continuando a cambiare compagna, ha confermato di essere davvero la più brava della specialità, ma anche di avere un caratterino difficile. Come confermerebbero i suoi fidanzati - spesso atleti famosi - , e soprattutto il marito dal quale s’è separata in modo burrascoso. 

Per cosa sarà ricordata quindi Martina Hingis? L’epitaffio che si è scritta dal Masters di doppio di Singapore dove concorre da protagonista in coppia con Chan Yung-jan, è legittimo: “Per me è il momento giusto. E’ meglio smettere quando sei al vertice e posso dire di essermela vista bene. I successi degli ultimi tre anni sono stati buoni e sarebbero difficile da battere. Del resto, le mie priorità cambiano”. Molto belle anche le parole di Roger Federer, svizzero come lei, ma anche di nascita e non solo di cittadinanza: “Martina mi ha mostrato che cosa bisognasse fare per diventare il migliore del mondo. Siamo stati molto fortunati ad avere qualcuno del suo calibro”. Il tennis la ricorderà sicuramente per il suo tempo unico nell’impatto con la palla, per quel modo leggero in cui si muoveva sul campo e per la dolcezza di tocco, la storia per quei due suicidi in finale al Roland Garros.



di Vincenzo Martucci

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