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gen 18
DIARIO DA MELBOURNE / 8
La domenica della meglio gioventù azzurra
Lorenzo Sonego (foto Tonelli)
MELBOURNE - Tre erano gli azzurri all’ultimo turno delle qualificazioni maschili e tre sono quelli che alle cinque di pomeriggio si ritrovano catapultati al di là del guado, nel main draw di un Major. Diversi nella storia, nell’indicazione geografica tipica e nel percorso "melbourniano", uniti da una prima volta che ha il gusto della favola della buonanotte. Lorenzo Sonego, arrivato down under da 218 del mondo e con in tasca la miseria di una vittoria negli ultimi due mesi, era stato sorteggiato al primo turno contro il brasiliano Monteiro, che nel ranking lo precedeva di 100 posizioni tonde tonde. Poco male, l’allievo di Gibo Arbino aveva liquidato la faccenda in due set e senza offrire al 23enne di Fortaleza nemmeno l’ombra di una palla break. Al secondo turno, i numeri da circo contro l’egiziano Safwat in una partita giocata al chiuso, senza pubblico, senza TV e senza segnapunti. E chiusa con le scarpe sfasciate. Stamane l’ultimo ostacolo rispondeva al nome di Bernard Tomic, al quale Tennis Australia aveva negato una wild card per motivi disciplinari ma che proprio per questo sembrava deciso a dimostrare che da queste parti il "wonderboy" è ancora lui. Nonostante le condizioni opposte rispetto a sabato - sole, vento e un campo 8 gremito da un migliaio di tifosi chiassosi - il Ralph Macchio di Torino si è vestito da Karate Kid, e dopo aver dominato il primo set e aver perso il secondo al tie-break, sui titoli di coda del terzo ha sfoderato il colpo della gru nel momento più delicato, quando l’ex prodigio - 17 del mondo appena due anni fa - gli aveva annullato due match-point, il secondo dei quali con un passante di dritto in allungo. “Ho pensato che ancora una volta eravamo venuti a Roma e non avremmo visto il Papa”, rivelerà poi coach Arbino. In realtà, sul 5-4 40-40 Sonego ha prima trovato un lungo linea vincente di rovescio, poi ha trasformato il terzo match-point dopo un martellamento di dritto che pare abbia esaltato anche Federer nella players lounge. Dopo un’ora e 51, l’urlo di Sonego Kid (“Da 1 a 10 sono felice 11”, dirà) ha scatenato i wogs sugli spalti e le agenzie stampa australiane: era dal 2009 che Tomic non falliva l’appuntamento con gli Open di casa.

Quando la temperatura era salita ancora un po’, l’ultimo pass per il tabellone principale se lo sono giocati sul campo 13 Salvatore Caruso e Mathias Bourgue. Il 25enne di Avola, che in 5 precedenti qualificazioni Slam aveva superato solo una volta il primo turno, era arrivato fin qui battendo 62 64 il turco Ilkel e recuperando un set di ritardo allo slovacco Gombos. Perso il primo parziale contro Bourgue, la creatura allevata da Paolo Cannova al Match Ball di Siracusa non si accontentava, anzi accettava la contesa (“Sono siciliano, mi piacciono il caldo e le condizioni estreme”) e dopo 63 minuti di pallate intascava al tie-break il secondo set. Quindi nel terzo piazzava l’allungo definitivo quando al transalpino veniva chiamato un fallo di piede sulla palla break, e infine chiudeva 36 76 64 dopo 2 ore e 25 minuti, mettendo a referto un punto meno di Bourgue: 210 a 209. Sembrava l’unico colpo di fortuna della giornata azzurra, dopo che in mattinata Matteo Berrettini aveva avuto a disposizione una marea di chance e due match-point contro Denis Kudla prima di pagare la maggiore esperienza dell’americano e cedere 7-5 al terzo. “Mettiamola così. L’anno prossimo non avrà tanti punti da difendere”, aveva commentato coach Santopadre. Una garanzia, Vincenzo, quando si tratta di sdrammatizzare. Meno quando si tratta di fare pronostici. Perché quando a Melbourne Park gli inservienti stavano preparando la scena per l’Australian Open numero 106, il 22enne romano ha scoperto che il forfait di Krajinovic lo ha lanciato in tabellone come lucky loser ("Sono passato dalla giornata più brutta alla più bella della mia vita"). Anche lui, come Sonego e Caruso, finito per la prima volta tra i magnifici 128 di uno Slam.

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di Dario Castaldo

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