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set 18
ON LINE LA RIVISTA SETTIMANALE
Serena brilla a NY incurante del "caso look"
Copertina SuperTennis Magazine n.32 2018
Gonne, tutine, tutù e… pappagalli fluorescenti

di Enzo Anderloni

La gonna sì, la tutina no. E il tutù? Le dichiarazioni del presidente della Federazione francese Bernard Giudicelli sulla tutina da Catwoman che Serena Williams ha indossato quest’anno a Parigi (tollerata, ma solo per questa volta perché “bisogna aver rispetto del gioco e del luogo”) rilanciano polemiche antiche e non solo legate al versante femminile del gioco.
Proprio a Parigi, un tempo capitale della moda, nel 1992, l’allora presidente della FFT, Philippe Chatrier, tuonò contro la divisa di Andre Agassi, definendolo “un pappagallo fluorescente”. Il campione americano, che già giovanissimo aveva rivoluzionato il look del tennis scendendo in campo con pantaloncini di jeans, quell’anno al Roland Garros aveva aggiunto, sotto gli shorts, degli scaldamuscoli elasticizzati, color fucsia.
Agassi gli rispose per le rime: se lo avesse voluto vestito di bianco, avrebbe dovuto fare come a Wimbledon: togliere tutti i cartelloni pubblicitari dal Campo Centrale (che oggi porta proprio il nome di Chatrier, dirigente di notevole statura, capace come membro del CIO di riportare il tennis alle Olimpiadi).
La sensazione è che mentre lo sport, la moda e la società si evolvono ad alta velocità, guardando in primis agli aspetti pratici, si corra spesso il rischio di perdere di vista la sostanza, stupefatti dalla forma. Sia nel caso di Agassi che in quello di Serena le soluzioni a forte impatto visivo avevano una funzione precisa, un motivo tecnico. Infatti gli scaldamuscoli sotto i pantaloncini li abbiamo poi visti portare da altri grandi campioni: Pete Sampras e Goran Ivanisevic per esempio. E la stessa Serena (che ha l’esigenza dopo la gravidanza e la recidiva di embolia polmonare di portare calze contenitive che l’aiutino a prevenire la trombosi) dopo la tutina nera di Parigi ha cambiato look ma non ha potuto fare a meno della protezione.
L’etereo tutù che lo stilista Virgil Abloh le ha disegnato per New York (nero o azzurro a seconda delle circostanze) distoglie l’attenzione dalle calze a rete color carne che la grande campionessa indossa per tutelare la propria salute.
Per le donne tra l’altro non è mai stato facile trovare una divisa adatta a scendere in campo. In un prezioso saggio sulla moda nel tennis, Valerie Warren, curatrice del Museo di Wimbledon, spiega come il principale motivo del “dress code” del torneo, l’obbligo della divisa bianca, risalga al problema di nascondere il più possibile la traspirazione. In epoca vittoriana era impensabile che una signora, anche impegnata in un gioco all’aperto d’estate, potesse... sudare. Ecco dunque che gli abiti femminili, ridisegnati sulle medesime fogge dei normali vestiti da passeggio, venivano realizzati in bianco. Più freschi. E più in grado di mascherare eventualmente il... disagio. E racconta anche che la prima vincitrice dei Championships, Lottie Dod, fu avvantaggiata dal fatto che, in quanto 15enne, potè giocare con una gomma più corta (della lunghezza della sua uniforme scolastica): era più libera nei movimenti rispetto alle avversarie.
Dunque dov’è lo scandalo? Le caviglie scoperte di Lottie e le cosce inguainate di Serena hanno rotto degli schemi ma hanno soprattutto avuto lo scopo di permettere a entrambe di esprimersi meglio sul campo. Come gli scaldamuscoli di Agassi. E che quel campo rifletta o addirittura anticipi le trasformazioni e le mode della società (spesso provocatorie ed ’esagerate’) non è altro che il segno della centralità del fenomeno tennistico. Non è un caso che il suo emblema, Roger Federer, sia stato ingaggiato dal nuovo sponsor giapponese per influenzare più il modo di vestirsi fuori dal campo negli anni a venire che l’abbigliamento in gioco in queste sue ultime stagioni da protagonista assoluto.


Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 32 - 2018

RIVISTA SUPERTENNIS

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SuperTennis Magazine – Anno XIV – n.32 – 5 settembre 2018

Prima pagina – Pappagallo fluorescente Pag.3
Circuito mondiale: adesso l’Italia ha i numeri Pag.5
Grande Slam: Parigi bacchettona? New York… sta Serena Pag.8
Focus Next Gen – Demone e Spilungone: Milano, attenta a quei due Pag.13
Circuito mondiale: tutto nuovo dal 2019: anche i Challenger Pag.15
I numeri della settimana – Nole meglio di Jimbo Pag.17
Il tennis in tv – Occhi sull’Arthur Ashe Pag.19
Giovani – Trofeo Kinder, il master finale Pag.21
Circuito Fit-Tpra – Da uno Slam all’altro Pag. 25
Personal coach: Emozioni in campo: Borg o McEnroe Pag.27
L’esperto risponde – Stabile o veloce: qual è la scarpa giusta? Pag.30

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