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Murray e Seppi, gioie e dolori dei due Andy
Copertina SuperTennis Magazine n.2/2019
Oltre ogni limite

di Enzo Anderloni

Gli occhi rossi e umidi di Andy Murray, i suoi ruggiti d’addio nell’ultima sfida a Melbourne Park contro lo spagnolo Roberto Bautista Agut, n.24 del mondo, riaccendono un’emozione unica. Quella che si prova al cospetto di chi pensi sia andato oltre le possibilità... umane.
Il ricordo è nitido anche se sono passati 7 anni. Si era anche in quel caso a Melbourne, anno 2012. Semifinale della parte alta del tabellone: Novak Djokovic contro Andy Murray, che al tempo era già n.4 Atp ma non aveva ancora vinto titoli Slam.
Chi non l’ha vista o non si ricorda può cercare gli highlights su YouTube. Dopo pochi secondi si troverà ai vantaggi del 5° game. 3-1 Djokovic, dopo più di 20 minuti di gioco. E potrà rivedere due ‘15’ mostruosi. I due non scambiano da fondocampo: tirano dei vincenti sui quali l’avversario arriva e rigioca con incisività. Spesso sulle righe. E ancora e ancora.
Ricordo il senso di stupore: sembrava impossibile che arrivassero sulla palla successiva e invece non solo lo facevano ma giocavano un colpo aggressivo.
L’avrebbero fatto per 4 ore e 50 minuti. Djokovic avrebbe vinto 7-5 al quinto. E due giorni dopo avrebbe battuto in finale Rafa Nadal ancora 7-5 al quinto, dopo 5 ore e 53 minuti di ulteriori mazzate fuori da ogni logica. L’11 settembre di quell’anno Murray avrebbe conquistato il suo primo Major, primo Slam made in Great Britain dai successi di Fred Perry nel 1936, battendo proprio Djokovic con un’opera di demolizione durata 4 ore e 54 minuti.
Per come erano conciati entrambi alla fine, ricordo di averli ammirati ma non invidiati. E soprattutto ricordo che in queste grandi sfide l’ultimo set, quello decisivo, non era stato all’altezza degli altri. Il gioco era scaduto a vantaggio dell’epica di sopravvivenza. Aveva vinto chi, semplicemente, stava più in piedi.
Fenomeni. Campioni straordinari che però, a mio parere, hanno portato il gioco oltre ogni limite. Là dove l’uomo, anche se ha i muscoli di un superuomo, si spezza. O si consuma inesorabilmente e irrimediabilmente.
Dispiace salutare Andy Murray, grande tennista e grande persona. Il suo addio segna ufficialmente l’inizio della fine di un’epoca, quella dei cosiddetti Fab4, forse irripetibile per il tennis. Ma non è giusto augurargli di poter giocare un’altra partita.
Ha già dimostrato di essere uno dei più forti tennisti di sempre e già vinto tutto quello che poteva aver senso vincere. È andato molto oltre il suo limite. Adesso basta: il suo ‘Braveheart- tennis’ resterà indimenticabile. Speriamo che risolva i suoi problemi fisici: non merita di dover convivere con il dolore nella vita normale.
A noi, della razza di chi rimane coi piedi per terra, resta da seguire con empatia e ammirazione il resto della carriera di un altro ‘Andy’, certo non del livello di Murray, ma come lui da anni sofferente della stessa patologia, quella benedetta anca massacrata da migliaia e migliaia di colpi sparati con altrettante torsioni del busto.
Andreas Seppi, 34 anni, tre più di ‘Muzza’, best ranking n.18 e finalista a Sydney la scorsa settimana, gioca il suo 55° Slam consecutivo. Solo quattro giocatori nella storia ne hanno giocati di fila più di lui. Ormai da anni si sottopone a periodiche, dolorose infiltrazioni che lo fermano per alcune settimane ma poi gli consentono di tornare in campo senza soffrire (troppo).
E il nostro Andy, mai troppo esaltato dai media (c’è chi considera il suo tennis monotono e la sua riservatezza poco mediatica), ogni anno ricomincia da una preparazione ben fatta con il coach di sempre, di quando era ragazzino, Massimo Sartori. Va avanti, 17a stagione da professionista, e al primo torneo stagionale batte il n.15 e il n.19 del mondo. E riparte da protagonista su quei campi di Melbourne dove 4 anni fa si tolse il gusto, al terzo turno, di battere in quattro set tiratissimi un certo Roger Federer.
In qualche modo anche il nostro Andy, con in testa il suo inseparabile cappellino, sta andando oltre ogni limite. E noi, al suo cospetto, ci togliamo il nostro. Chapeau.

Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 2 - 2019

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SuperTennis Magazine – Anno XV – n.2 – 16 gennaio 2019

In questo numero
Prima pagina – Oltre ogni limite Pag.3
Circuito mondiale – Infinito Seppi, l’Andy che resiste Pag.4
Circuito mondiale – Federer fa tripletta se… Pag.5
Terza pagina – L’ultimo ruggito di Sir Andrew Murray Pag.7
Focus Next Gen – Diavolo di un De Minaur: “Alex è giá grande…” Pag.10
I numeri della settimana – Roger, il re dei… venti Pag.12
Il tennis in tv – Lo show, in pieno giorno Pag.13
In Italia – Mitico Alberto, istituzione del tennis Pag.14
Giovani – Riecco lo Slam, anche per gli Junior Pag.15
Circuito Fit-Tpra –Australian Open, il primo Slam provinciale Pag. 17
Racchette e dintorni – Dunlop prende tutto Pag. 18
L’esperto risponde – Che cosa si può fare per vincere in una giornata nera? Pag.20

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