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Venerdì, 28 Dicembre 2007 alle 18:54

IL DOLCE FAR NIENTE DELL'ATP

di Giancarlo Baccini
Alcuni giorni dopo la diffusione della notizia in Italia, l’Atp ha confermato ieri, 27 dicembre, le sanzioni patteggiate con Potito Starace e Daniele Bracciali per la grottesca vicenda delle poche decine di euro da loro puntate circa due anni fa su un sito di scommesse online. La conferma è arrivata con un lungo comunicato che aveva quale principale scopo quello di difendersi dall’accusa di aver perseguito con sospetto ritardo il comportamento non regolamentare dei due giocatori azzurri. Tale ritardo, a parere di noi della FIT e di molti osservatori indipendenti, stava infatti a indicare che le sproporzionate sospensioni altro non erano state che il patetico tentativo di nascondere sotto una foglia di fico l’evidente incapacità dell’Atp di individuare e punire i colpevoli del vero scandalo: le partite truccate.
“The Atp dismisses in the strongest terms claims made by both players and the Italian Federation that the Atp had deliberately held back these cases, recita il comunicato. E per dimostrare l’infondatezza delle accuse italiane, l’Atp spiega di aver ricevuto la “notizia di reato” soltanto nell’agosto del 2007 a seguito di un accordo firmato nel gennaio dello stesso anno con l’ESSA, l’ associazione che riunisce le più grandi società europee di scommesse.
Purtroppo per i suoi maldestri comunicatori, poco oltre l’Atp si dà però la zappa sui piedi, perché il vicepresidente addetto alle Regole e alla Competizione, David Bradshaw, dichiara letteralmente: “Il Programma Anti Corruzione, costantemente comunicato ai giocatori, indica in modo chiaro e non ambiguo che lo scommettere sul tennis da parte dei giocatori o del loro staff non è tollerato. E’ sempre stato così sin da quando è nato l’Atp Tour, nel 1990”. Incredibile ma vero: con queste parole Bradshaw mette nero su bianco che dal 1990, anno in cui le scommesse sono state espressamente proibite, al gennaio del 2007, quando è stato siglato l’accordo con la ESSA, l’Atp non ha fatto nulla per controllare se le sue regole venivano rispettate o no. Tant'è vero che le antidiluviane scommessine di Starace e Bracciali non erano state scoperte. E’ l’ammissione di una colpa molto più grave di quella di aver fatto finta di niente di fronte alla scoperta di piccole ed innocue infrazioni: è l’ammissione che per 17 lunghissimi anni chi doveva far rispettare le regole ha passato il tempo a girare i pollici…
Con controllori così era inevitabile che fra i controllandi qualcuno si convincesse di potersi impunemente spingere fino a truccare le partite. O magari, allargando il discorso ad altre forme di frode sportiva, fino a doparsi senza timore di venire scoperto.
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scommesse, atp, starace, bracciali
Sabato, 22 Dicembre 2007 alle 15:33

L'ONESTA' DEGLI ITALIANI

di Giancarlo Baccini
Sapete che vi dico? Non tutto il male vien per nuocere. Perché, alla fin fine, l’unica cosa chiara che finora si sa sul fenomeno delle scommesse è la seguente: Starace, Bracciali e Di Mauro non hanno mai truccato una partita né sfruttato informazioni “riservate” sul conto dei propri colleghi per far soldi puntando. Sono, insomma, tre persone oneste che si sono macchiate di una (secondo me) imperdonabile leggerezza, e che quando hanno scoperto l’errore hanno prontamente smesso di scommettere.
Da appassionato di tennis mi auguro che l’ATP accerti che nessuno si è mai reso colpevole di corruzione, cioè del crimine peggiore di cui, assieme al doping, uno sportivo possa macchiarsi. Da lettore di giornali temo invece che non sarà così. Ed è anche per questo che, paradossalmente, ritengo positivo il fatto che i nostri tre ragazzi siano già usciti dall’inchiesta con punizioni, sì, ingiustamente pesanti ma anche con la patente di persona per bene. Sono almeno una ventina, stando ai “si dice”, quelli che dovrebbero vedersela più brutta. E ci sarà gente di molte nazionalità diverse…
A chi si chiedesse perché per ora ci siano andati di mezzo soltanto gli italiani mi sembra di poter rispondere con gran semplicità. Bando alle dietrologie, perché ciò è dipeso soltanto dalla diversità del comportamento “processuale” dei tre giocatori azzurri rispetto a quello degli altri attualmente sotto inchiesta. Di Mauro ha infatti subito una procedura, come dire?, abbreviata perché non aveva risposto alle prime contestazioni degli inquirenti, sottovalutandole. Starace e Bracciali, dal canto loro, hanno invece deciso di togliersi il dente e di patteggiare pene che, per quanto eccessive, non danneggiassero troppo la loro attività. Se avessero atteso la fine di gennaio per essere ascoltati dagli inquirenti, come accadrà ad altri “imputati”, avrebbero rischiato uno stop non soltanto più lungo ma soprattutto destinato a bloccarli durante gli importantissimi tornei di primavera.
Un’ultima annotazione. Fra i commentatori c’è stato persino chi si è spinto a rimproverare la FIT di non essere riuscita a evitare che i giocatori italiani commettessero superficialità del genere nonostante il “Club Italia”, che durante la stagione agonistica offre ai nostri migliori rappresentanti servizi di vario tipo, sia nato anche per far gruppo e fornire guida e indirizzo. Il rimprovero è non solo risibile ma soprattutto infondato. Starace e gli altri, infatti, scommettevano prima della creazione del “Club Italia” e, guarda un po’, hanno smesso di farlo quando sono entrati a farne parte…
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scommesse, atp, starace, bracciali, di mauro
Domenica, 11 Novembre 2007 alle 10:25

RIFLESSIONI SUL CASO DI MAURO

di Giancarlo Baccini
Riflessioni spicciole sul caso Di Mauro.
Al momento in cui scrivo, il 75 per cento dei visitatori del sito www.federtennis.it che hanno detto la loro attraverso il sondaggio sull’argomento ritiene che il tennista siciliano sia o un capro espiatorio o vittima di una punizione sproporzionata all’entità dei fatti che ha commesso.
Tre quarti dei colpevolisti dice invece che la punizione è giusta, non tanto perché scommettere è proibito dalle regole ATP quanto perché un tennista professionista gode di informazioni “riservate” che possono dargli un ingiusto vantaggio nel puntare. Il rimanente quarto giudica la sospensione di 9 mesi addirittura “lieve”.
Secondo me c’è un punto-chiave della vicenda che il procedimento disciplinare non ha preso (e non poteva prendere) in considerazione. E cioè che Alessio è un bravo ragazzo. La sua è sempre stata una carriera esemplare. Sembra un giocatore di un’altra epoca: in campo è persino educato, qualità da cui troppi dei suoi colleghi ormai rifuggono. E poi il suo scommettere solo su match di tornei diversi da quello in cui stava giocando lui dimostra che Alessio si era autoimposto una sorta di codice etico. Se la giustizia sportiva, necessariamente più schematica di quella ordinaria, potesse tener conto della personalità degli imputati, Di Mauro se la sarebbe cavata con una pena infinitamente meno severa.
I commenti dei giornali italiani sono stati unanimi: Alessio ha pagato il disperato bisogno, da parte dell’ATP, di far vedere che non se ne sta con le mani in mano di fronte al preoccupante fenomeno dei match truccati per favorire gli scommettitori ben informati. L’unica voce stonata è stata quella di Paolo Bertolucci, ex davisman azzurro, oggi commentatore televisivo per conto di Sky Sport. Bertolucci, che da quando ha perso il posto di capitano di Coppa Davis è diventato uno dei più inaciditi avversari del tennis italiano, ha dichiarato a “Repubblica” che secondo lui Di Mauro andava radiato.
Se il tono dei commenti è generalmente sensato e corretto, però, dai titoli e dall’impaginazione degli articoli spira un’aria sensazionalistica del tutto incongrua rispetto ai contenuti. I titolisti di molti giornali non hanno esitato a definire “scandalo” una vicenda che di tutto ha il sapore tranne che dell’indegnità. E questo è un altro punto-chiave. Perché il fattore scatenante della decisione dell’ATP di colpire il primo che passava è stata proprio la consapevolezza che ai media, così affamati di scandali, bisognava dare qualche osso da rosicchiare in modo da guadagnare il tempo necessario a nascondere più sporcizia “vera” possibile sotto al tappeto.

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di mauro, scommesse, atp
Martedì, 6 Novembre 2007 alle 17:36

SCOMMESSE: TENNIS 2° DOPO IL CALCIO

di Giancarlo Baccini
Il sito www.repubblica.it lancia una nuova sezione dedicata a chi vuole scommettere online e pubblica il seguente resoconto sul volume delle giocate sullo sport nel nostro paese.

di GIANLUCA MORESCO
ROMA - Puntata secca sul finale di partita, sul punteggio esatto, la vittoria in trasferta, la somma dei gol, la doppia chance fino al pari e dispari del risultato del match, la febbre del gioco applicata allo sport ha contagiato gli italiani.
Novecento milioni di euro in dieci mesi. E' il movimento di puntate registrato dalla Snai nel 2007. Una cifra che secondo gli esperti del gruppo leader in Italia nel nel settore scommesse, supererà il miliardo e duecento milioni di euro entro la fine dell'anno. I dati dei primi dieci mesi di raccolta delle giocate, evidenziano come sia inevitabilmente il calcio a monopolizzare l'attenzione degli scommettitori. L'89,5% delle giocate sono infatti relative alle partite del campionato italiano, della Champions League e a seguire di campionati esteri e di competizioni (in particolare le gare di qualificazione agli Europei di Svizzera e Austria del prossimo giugno) che vedono impiegate le nazionali. Impressionante il divario con gli altri sport.
Dietro al calcio c'è infatti il tennis che non supera però il 3,1% delle scommesse complessive. Basket e automobilismo seguono con il 2,25 ciascuno, poi motociclismo (1,1%) volley (0,8 %), rugby (0,5%), ciclismo (0,3%). L'insieme delle giocate su Baseball, Atletica leggera, vela, hockey, football Usa Nfl e golf, non superano lo 0,4%.
I dati sottolineati dalla Snai e sviluppati lungo una ramificazione di agenzie, corner e soggetti che usufruiscono dei servizi della società toscana che toccano quasi le 6000 unità, spiegano poi come i giocatori italiani siano sostanzialmente degli abitudinari della scommessa. Le giocate sono nell'11,1% dei casi sull'evento singolo e scendono al 7,0% nel caso di accoppiate di partite. Da tre a sette eventi legati contemporaneamente in una sola giocata la percentuale risale all'11,1%. Da 10 a 20 eventi legati insieme la percentuale sale ulteriormente all'11,6%: è un modo più moderno e complesso per giocare la schedina.
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scommesse
Lunedì, 22 Ottobre 2007 alle 12:11

CONTROLLORI E CONTROLLATI

di Giancarlo Baccini
Sul “Corriere della Sera” di domenica Roberto Perrone ha scritto un articolo molto interessante sull’anomalia che distingue il tennis da tutti gli altri sport: l’essere gestito non da un’autorità sportiva internazionale ma dai giocatori stessi.
”Il tennis è refrattario agli scandali - scrive Perrone, riferendosi tanto al doping quanto al problema delle scommesse - Ogni tanto qualche ‘cattivo’ viene pescato, ogni tanto qualcuno chiede un’inchiesta. Poi riparte il circuito che è targato Atp, l’associazione dei giocatori. Controllati e controllori, tutti insieme. Lo diciamo senza malizia. Anche se ci fosse, il tennis la digerirebbe in fretta”.
Affidiamo queste condivisibilissime riflessioni all’attenzione dei nostri lettori. Sarebbe interessante conoscere la loro opinione sull’argomento.
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atp, scommesse, doping
Venerdì, 12 Ottobre 2007 alle 18:28

TOH, MURRAY RITRATTA!

di Giancarlo Baccini
Leggiamo insieme www.gazzetta.it:

LONDRA - Lo scozzese Andy Murray ha rettificato le sue dichiarazioni di mercoledi' sulla corruzione nel tennis che hanno portato il circuito maschile Atp ad aprire un indagine su almeno 150 incontri giudicati sospetti negli ultimi cinque anni. 'Le mie dichiarazioni sulle scommesse nel tennis sono state estrapolate dal contesto", ha detto il tennista, numero 18 del mondo, dal suo sito internet: "Quando ho detto che tutti sanno cio' che accade - ha sottolineato Murray - intendevo affermare che tutti probabilmente hanno saputo delle dichiarazioni di quei due o tre giocatori che hanno fatto sapere di aver rifiutato offerte di denaro in cambio di loro sconfitte". La prossima settimana, probabilmente gia' lunedi' all'inizio del Masters Series di Madrid, il giovane britannico dovra' incontrare dirigenti dell'Atp per chiarire le sue dichiarazioni alla Bbc.

Marcia indietro, dunque, anche se un po' fragilina. Probabilmente Murray ha saputo che l'ATP s'è stufata di chi lancia la pietra e ritira la mano, e studia sanzioni. Sempre più dignitoso lui, comunque, del "coach italiano" che oggi ne ha sparate davvero di inverosimili dietro il paravento dell'anonimato, senza neppure rendersi conto del fatto che, qualora la sua identità venisse svelata, non solo sarebbe passibile di squalifica per omessa denuncia ma, soprattutto, farebbe la figura di uno che ne sa troppe per non essere complice dei corrotti.
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murray, scommesse, atp
Giovedì, 11 Ottobre 2007 alle 15:07

L'ANOMALIA DEL TENNIS

di Giancarlo Baccini
Sono già più di mille i visitatori del sito www.federtennis.it che hanno espresso il proprio parere sulle cause del fenomeno del tennis-scommesse votando il sondaggio proposto in home page. Nel momento in cui scrivo questa noterella, il 44 per cento pensa che il problema principale risieda nel sottobosco che circonda i giocatori e il 18 per cento che l’ATP non esegua controlli adeguati. Le due risposte sono apparentate fra loro dalla presenza del “sottobosco” di cui sopra nei players lounge di alcuni grandi tornei, cioè in luoghi dove l’ATP non solo dovrebbe esercitare la massima sorveglianza ma avrebbe anche le maggiori possibilità di beccare i reprobi con le mani nel sacco. Dunque il 62% dei votanti ritiene che a monte della disonestà di certi giocatori ci sia quella delle persone di cui si circondano.
E’ la conferma del fatto che “la gente” ha il naso più fino di certi osservatori. Il vero problema di base non sono i siti per scommettere online, ma il dilagare nel tennis di una cultura basata sull’arraffare maggior denaro possibile, cultura i cui profeti non sono tanto i giocatori quanto certi personaggi che vivono alle loro spalle. Ecco perché è pericolosa l’anomalia del tennis, che è gestito dai giocatori anziché dalle Federazioni Nazionali, rispetto a tutti gli altri sport: perché il sistema è funzionale agli interessi dei giocatori stessi e non può non anteporli – magari senza neppure accorgersene - ai valori etici dello sport.
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scommesse, atp
Martedì, 9 Ottobre 2007 alle 14:30

CARO MURRAY: E FOGNINI?

di Giancarlo Baccini
Leggiamo insieme da www.gazzetta.it
"LONDRA - Alcuni match di tornei Atp sono truccati e i giocatori ne sono consapevoli: è questa la denuncia di Andy Murray, numero uno britannico, che conferma i sospetti che circolano ormai da mesi. "È piuttosto triste per tutti i giocatori, ma queste cose si sanno - le parole di Murray in un'intervista alla Bbc -. È difficile dimostrare se un giocatore ha provato a vincere oppure no, perché basta sbagliare negli ultimi game del set per perdere un incontro".
"CARRIERA BREVE" - Diverse agenzie di scommesse hanno espresso dubbi sull'esito di alcune partite di tennis. Sospetti confermati dallo stesso Murray. "Ci sono giocatori che escono regolarmente al primo turno e devono comunque pagarsi le trasferte - la giustificazione di Murray -. Una carriera dura al massimo 12 anni e bisogna cercare di ottimizzare i guadagni. Anche se questo modo di fare è assolutamente inaccettabile".
HENMAN - Lo scorso mese un altro giocatore del Regno Unito, Tim Henman, aveva dichiarato di essere a conoscenza di proposte equivoche recapitate ad alcuni colleghi tennisti. "Personalmente non mi è mai capitato, ma ascoltando altri giocatori pare che sia una pratica che succede non di rado", aveva dichiarato l'ex numero uno inglese, ritiratosi dopo l'ultimo incontro di Coppa Davis della Gran Bretagna".

Cose così fanno davvero arrabbiare. Nella tragica vicenda del tennis-scommesse nulla è più sconfortante dell'ascoltare questo stillicidio intessuto di nulla, questa gara fra giocatori e giocatorini a chi arriva primo nel denunciare senza denunciare, questo pseudo-outing fatto di "sì, è vero, ma io non c'entro niente". Neppure quelli che hanno svelato, a mesi e anni di distanza, un tentativo di corruzione nei loro confronti, naturalmente respinto, hanno fatto il nome di chi li avrebbe tentati.
Eh no, ragazzi!... Così son buoni tutti. Così è un gioco al massacro, non una denuncia. Non voglio fare la figura di quello che grida "Fuori i nomi!" (classico intervento di chi difende il marcio), ma così se non è diffamazione pura e semplice poco ci manca.
Insinuazione per insinuazione, perché non chiedere conto al signor Murray, allora, della sconfitta al primo turno rimediata da Fognini a Montreal?
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scommesse, murray
Mercoledì, 3 Ottobre 2007 alle 18:41

E L'ATP CHE FA?

di Giancarlo Baccini
Vicenda-scommesse. Ecco alcuni interessanti passi di un articolo estratto dal blog di Peter Bodo, reporter e columnist americano di tennis da oltre 30 anni, sul sito ESPN.com

“La controversa vicenda relativa a Davydenko e l’indagine dell’ATP da essa originata hanno fatto suonare la sirena d’allarme nel tennis. Mentre l’indagine prosegue, un crescente numero di giocatori s’è fatto avanti per raccontare qualche tentativo, andato a vuoto, di convincerli a truccare un incontro.
Viene da chiedersi: ma i dirigenti dell’ATP sapevano o no che esisteva un problema (e certamente esisteva) prima del momento in cui esso è emerso? Per anni sono stati beccati giocatori che frequentavano agenzie di scommesse nei Paesi in cui scommettere era legale. E oggi che siamo in un’epoca in cui i “players lounge” di ogni torneo hanno una dozzina o più computer il cui uso è libero, spesso piazzati in postazioni semi-private, penso proprio che l’ATP abbia dato un’occhiata alle memorie-cache per vedere che cosa hanno fatto con questi computers i fessacchiotti che li hanno usati.
Per cui l’ondata di rivelazioni ha un aspetto sconcertante: a meno che l’ATP, pur essendo a conoscenza degli ‘incidenti’ verificatisi, avesse deciso che si trattava di ‘questioni interne’, sembrerebbe che i Signori del Tennis abbiano appreso le tristi novità alla vecchia maniera, cioè leggendo le confessioni sui giornali e su internet.
La cosa più triste è che, anziché farlo apparire più pulito, tutti questi racconti fanno sembrare il tennis più corrotto. La disciplina istituzionale dell’ATP è un disastro. Nessuno vuole coprire niente, ma questi tizi dovrebbero riferire le proposte ricevute all’ATP, non ai giornali, e lasciare che sia l’ATP a divulgarle… A meno che non tenti di insabbiarle.”


Bodo ha ragione. Anziché restarsene in silenzio, lasciando che la comunicazione su un argomento così vitale venga gestita dagli entourages di certi giocatori, o addirittura permettendo che documenti confidenziali privi di contenuti significativi finiscano nelle mani sbagliate e criminalizzino degli innocenti sviando l'attenzione dai veri problemi, l'ATP dovrebbe serenamente spiegare, all'insegna della massima trasparenza, che cosa sa con certezza del fenomeno-scommesse e come mai sembra ne abbia scoperto l'esistenza soltanto leggendo i giornali.
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atp, scommesse
Martedì, 25 Settembre 2007 alle 15:22

IL "SUN": DJOKOVIC LAMBITO DAL PERICOLO SCOMMESSE

di Giancarlo Baccini
Dispaccio di agenzia:
"(DIRE) Londra (Inghilterra), 25 set. - Partite truccate nel tennis. Oggi il giornale inglese "Sun" ha scritto che il serbo Novak Djokovic avrebbe ricevuto un'offerta di oltre 150.000 euro per perdere un incontro. L'episodio risalirebbe allo scorso anno, alla vigilia del primo turno del torneo di San Pietroburgo. Il giocatore, tramite il suo ufficio stampa, ha smentito il fatto. "Lo scorso ottobre non avevo deciso a quale torneo partecipare perche' ero stato contattato anche per giocare a Basilea, ma a causa di un infortunio ho dovuto ritirarmi". Un caso analogo a quello di Davydenko che in agosto perse al primo turno a Sopot con l'argentino Vassallo Arguello: sul match il numero delle scommesse era sensibilmente alto, fatto insolito per quel genere di partite. Nei giorni scorsi Tim Henman aveva dichiarato che sempre piu' spesso i giocatori vengono avvicinati per falsare l'andamento dei match.".
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scommesse, davydenko, djokovic
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