<![CDATA[ News della Federazione Italiana Tennis ]]> Sat, 18 Nov 2017 21:34:04 UTC <![CDATA[ CHOC FEDERER: VINCE GOFFIN - Londra: finale con il vincente di Dimitrov-Sock ]]> "Mai trovato un modo per batterlo", aveva detto alla vigilia il belga, numero 8 del ranking mondiale, che invece ha superato in rimonta lo svizzero, numero 2 Atp, per 26 63 64 dopo un’ora e tre quarti di partita. Sembrava una vera mission impossible quella del 26enne di Rocourt, alla sua prima partecipazione al Masters: dall’altra parte della rete, infatti, King Roger troneggiava dall’alto dei suoi sei successi alle Finals (l’ultimo però è datato 2011) in 14 partecipazioni e con il vantaggio ulteriore di essersi imposto in tutti e sei i precedenti confronti diretti, dove Goffin aveva conquistato solo due set (uno - il primo in assoluto giocato - negli ottavi del Roland Garros del 2012 ed il secondo nella finale di Basilea del 2015). Per di più il 36enne fuoriclasse svizzero in questa stagione - dove ha vinto più titoli di tutti, sette, compresi due Slam (Australian Open e Wimbledon) - vantava un bilancio di 52 vittorie a fronte di appena 4 sconfitte ed a Londra aveva fatto percorso netto cedendo però un set sia a Cilic che a Zverev. La Cronaca. David è partito malissimo cedendo la battuta già nel primo gioco. Roger, pur non giocando il suo tennis migliore - un po’ come in tutto il torneo - ha replicato anche al quinto gioco archiviando il primo parziale con un veloce 6-2. In avvio di seconda frazione però Goffin invece di pensare al suo malandato ginocchio sinistro (soprattutto in chiave finale Davis della prossima settimana) deve essersi detto che visto che stava per perdere per la settima volta di fila dal suo idolo dichiarato tanto valeva provarci. Il belga ha cominciato a farsi più aggressivo in risposta, ha strappato la battuta a Federer nel secondo gioco ed ha difeso il vantaggio fino a pareggiare il conto dei set. Nella terza frazione Goffin non ha mostrato quella paura che stava per costargli cara nel suo match d’esordio con Nadal. Al contrario è stato King Roger ad innervosirsi, e questo gli è costato il break nel terzo game. Il belga ha salvato una palla per il contro-break nel gioco successivo ma poi non ha concesso più nulla nei turni di servizio chiudendo al primo match-point. Per Federe il rammarico di non essere riuscito a concretizzare che 2 palle break su 11, ed entrambe nel primo parziale.
L’ultimo giocatore a riuscire a battere al Masters sia il numero uno che il numero due del mondo era stato il russo Nikolay Davydenko nel 2009: Goffin è anche diventato il sesto giocatore in assoluto ad aver sconfitto nello stesso torneo i primi gue giocatori del ranking. ”Non riesco a trovare le parole per descrivere quello che provo. All’inizio del match ero molto nervoso, poi però ho cominciato a sentirmi meglio” - ha detto a caldo un Goffin visibilmente emozionato -. ”Nell’ultimo gioco mi sono sentito di nuovo un po’ nervoso ma il servizio mi ha aiutato molto. Oggi era il mio giorno. Chi vorrei affrontare in finale? Jack o Grigor non fa molta differenza, cercherò di giocare come ho fatto con Federer”.
Quella di domenica per il 26enne di Rocourt sarà l’undicesima finale in carriera (4 i titoli già conquistati), la quinta in questo 2017 che lo ha visto per la prima volta abbattere il muro dei top-ten: Goffin ha vinto quelle back-to-back di Shenzhen e Tokyo mentre ha perso quelle di Sofia e Rotterdam.

In serata il match sulla carta più equilibrato - almeno prima del ko di Federer -, quello tra Grigor Dimitrov e Jack Sock. Quel che è certo è che un esordiente al Masters raggiungerà la finale: l'ultimo ad esserci riuscito è stato David Ferrer esattamente dieci anni fa. Nel suo girone il bulgaro, numero 6 del ranking mondiale, ha lottato a lungo con Thiem ma poi ha letteralmente “asfaltato” sia Goffin che Carreno Busta. Da parte suo lo statunitense del Nebraska dopo aver perso il match d’esordio contro Federer ha superato in tre set sia Cilic che - soprattutto - “Sasha” Zverev. Ma il 25enne di Lincoln in questo finale di stagione sta giocando in modo davvero incredibile: basti pensare che con il successo a Bercy - dove al primo turno era sotto 4-0 (palla del 5-0) contro Edmund - in un colpo solo ha vinto il suo primo “1000”, conquistato l’ingresso tra i top-ten e si è assicurato l’ultimo posto utile per partecipare alle sue prime Finals. E non è detto che si fermi qui visto che nel bilancio dei precedenti con il 26enne di Haskovo, tutti molto combattuti, è in vantaggio per 3-1 ed ha vinto tutte le ultime tre sfide, tra cui quella di quest’anno al secondo turno del “1000” di Indian Wells.
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Sat, 18 Nov 2017 16:01:41 UTC
<![CDATA[ LA DELUSIONE DI KING ROGER - "In settimana non mi sono mai sentito al 100%" ]]> "Ero partito alla grande con un netto 6-2, poi si è spenta la luce. Nel secondo set sono stato brekkato dopo aver avuto diverse possibilità di andare sull’1-1. Non ho servito come avrei dovuto. In quel momento lui ha risposto bene e si è rimesso in corsa. Ha cominciato a sentirsi più a suo agio da fondo, non sbagliava più così tanto e rispondeva anche molto meglio sulla seconda di servizio. Forse il mio tennis è calato un po’ naturalmente perché lui ha giocato meglio. Non ho mai raggiunto il mio miglior livello perché nel primo set è andato tutto liscio ma lui non ha giocato bene".

In effetti il campione svizzero è sembrato incapace di reagire quando il suo avversario ha cominciato a crederci: "Questa settimana non mi sono mai sentito al 100%, sia con la risposta che con il primo colpo dopo il servizio. Ecco perché non sono così deluso. Penso sia da questo che viene la frustrazione che ho accusato anche nei match precedenti. Credevo comunque di riuscire a superare l’ostacolo, forse se David non avesse alzato il suo livello avrei trovato un modo per vincere. E poi chissà cosa sarebbe accaduto in finale: un’altra partita contro un giocatore dal tennis diverso. In ogni caso, penso di aver giocato un buon torneo. E’ stato un anno straordinario. Sono contento di aver giocato a questo livello dall’inizio alla fine. Mi sono divertito. Ho giocato un tennis d'attacco, mi sarebbe piaciuto farlo un po’ di più oggi. Ma qualunque cosa sia successa in questo match è meno importante rispetto a quanto fatto nell’intera stagione, e questo mi
rende estremamente contento e felice. Ora voglio solo riposarmi, stare lontano dal campo da tennis e dalla pressione per poi giocare bene in Australia. Non vedo l’ora di giocare di nuovo lì, dove quest’anno ho vissuto i momenti più belli della mia vita. Un paio di settimane di vacanza, poi ad inizio dicembre tornerò ad allenarmi. Forse in vacanza comincerò a muovermi un po’ in
modo che la ripresa degli allenamenti non sia così dura. A fine anno andrò a Perth per la Hopman Cup"
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Sat, 18 Nov 2017 19:16:47 UTC
<![CDATA[ ATP WORLD TOUR FINALS - Programma, risultati, gironi e classifiche ]]>
PROGRAMMA E RISULTATI

domenica 19 novembre - finali
alle ore 16.30 italiane
Lukasz Kubot/Marcelo Melo (POL/BRA) c. Henri Kontinen/John Peers (FIN/AUS)
alle ore 19 italiane
David Goffin (BEL) c. vinc. Grigor Dimitrov (BUL)-Jack Sock (USA)

sabato 18 novembre - semifinali
Lukasz Kubot/Marcelo Melo (POL/BRA) b. Ryan Harrison/Michael Venus (USA) 61 64
David Goffin (BEL) b. Roger Federer (SUI) 26 63 64
Henri Kontinen/John Peers (FIN/AUS) b. Jamie Murray/Bruno Soares (GBR/BRA) 76(2) 62
non prima delle ore 21 italiane
Grigor Dimitrov (BUL) c. Jack Sock (USA)

venerdì 17 novembre
Oliver Marach/Mate Pavic (AUT/CRO) b. Bob Bryan/Mike Bryan (USA) 64 64 Gruppo Woodbridge/Woodforde
David Goffin (BEL) b. Dominic Thiem (AUT) 64 61 Gruppo Pete Sampras
Lukasz Kubot/Marcelo Melo (POL/BRA) c. Jamie Murray/Bruno Soares (GBR/BRA) - Gruppo Woodbridge/Woodforde
Grigor Dimitrov (BUL) b. Pablo Carreno Busta (ESP) 61 61 Gruppo Pete Sampras

giovedì 16 novembre
Henri Kontinen/John Peers (FIN/AUS) b. Raven Klaasen/Rajev Ram (RSA/USA) 26 61 10-8 Gruppo Eltingh/Haarhuis
Roger Federer (SUI) b. Marin Cilic (CRO) 67(5) 64 61 Gruppo Boris Becker
Ryan Harrison/Michael Venus (USA/NZL) b. Jean-Julien Rojer/Horia Tecau (NED/ROU) 63 76(5) Gruppo Eltingh/Haarhuis
Jack Sock (USA) b. Alexander Zverev (GER) 64 16 64 Gruppo Boris Becker

mercoledì 15 novembre
Lukasz Kubot/Marcelo Melo (POL/BRA) b. Bob Bryan/Mike Bryan (USA) 64 63 Gruppo Woodbridge/Woodforde
Grigor Dimitrov (BUL) b. David Goffin (BEL) 60 62 Gruppo Pete Sampras
Jamie Murray/Bruno Soares (GBR/BRA) b. Ivan Dodig/Marcel Granollers (CRO/ESP) 61 61 Gruppo Woodbridge/Woodforde
Dominic Thiem (AUT) b. Pablo Carreno Busta (ESP) 63 36 64 Gruppo Pete Sampras

martedì 14 novembre
Henri Kontinen/John Peers (FIN/AUS) b. Jean-Julien Rojer/Horia Tecau (NED/ROU) 76(3) 76(6) Gruppo Eltingh/Haarhuis
Jack Sock (USA) b. Marin Cilic (CRO) 57 62 76(4) Gruppo Boris Becker
Ryan Harrison/Michael Venus (USA) b. Pierre-Hugues Herbert/Nicolas Mahut (FRA) 67(4) 64 10-5 Gruppo Elthing/Haarhuis
Roger Federer (SUI) b. Alexander Zverev (GER) 76(6) 57 61 Gruppo Boris Becker

lunedì 13 novembre
Bob Bryan/Mike Bryan (USA) b. Jamie Murray/Bruno Soares (GBR/BRA) 75 67(3) 10-8 Gruppo Woodbridge/Woodforde
Grigor Dimitrov (BUL) b. Dominic Thiem (AUT) 63 57 75 Gruppo Pete Sampras
Lukasz Kubot/Marcelo Melo (POL/BRA) b. Ivan Dodig/Marcel Granollers (CRO/ESP) 76(2) 64 Gruppo Woodbridge/Woodforde
David Goffin (BEL) b. Rafael Nadal (ESP) 76(5) 67(4) 64 Gruppo Pete Sampras

domenica 12 novembre
Ryan Harrison/Michael Venus (USA) b. Henri Kontinen/John Peers (FIN/AUS) 64 76(8) Gruppo Elthing/Haarhuis
Roger Federer (SUI) b. Jack Sock (USA) 64 76(4) Gruppo Boris Becker
Pierre-Hugues Herbert/Nicolas Mahut (FRA) b. Jean-Julien Rojer/Horia Tecau (NED/ROU) 16 76(7) 10-8 Gruppo Eltingh/Haarhuis
Alexander Zverev (GER) b. Marin Cilic (CRO) 64 36 64 Gruppo Boris Becker

LA FORMULA - Nella fase a gruppi, da domenica 12 a venerdì 17 novembre, ogni giocatore si scontra con gli altri tre del proprio girone. I primi due di ogni girone avanzano alle semifinali: il primo del girone A sfida il secondo del girone B, e viceversa. In caso di parità tra due o più giocatori alla fine della fase a gironi, contano nell'ordine: numero di vittorie, numero di match giocati, scontro diretto, percentuale set vinti, percentuale game vinti, posizione in classifica ATP.
Anche in questa edizione i gironi hanno il nome di grandi campioni del passato: nel gruppo intitolato a Pete Sampras (trionfatore al Masters nelle edizioni del 1991, 1994, 1996, 1997 e 1999) si sfideranno Rafael Nadal, Dominic Thiem, Grigor Dimitrov e David Goffin. Nel gruppo intitolato a Boris Becker (vincitore nel 1988, 1992 e 1995) ci sono invece Roger Federer, Alexander Zverev, Marin Cilic e Jack Sock.
Due i gironi anche per le Atp Finals di doppio. Nel "Woodbridge/Woodforde" (i “Woodies” a segno nel 1992 e nel 1996) sono inserite le coppie Lukasz Kubot/Marcelo Melo, Jamie Murray/Bruno Soares, Bob Bryan/Mike Bryan (vincitori nel 2014, 2009, 2004 e 2003) ed Ivan Dodig/Marcel Granollers. Nell'"Elthing/Haarhuis" (gli olandesi vinsero le edizioni 1993 e 1998), invece, Henri Kontinen/John Peers (campioni in carica), Jean-Julien Rojer/Horia Tecau (a segno nel 2015), Pierre-Hugues Herbert/Nicolas Mahut, e Ryan Harrison/Michael Venus.

I GIRONI

SINGOLARE

Pete Sampras Group - match vinti/persi - set vinti/persi)
6. Grigor Dimitrov (BUL) 3/0 6/1 in semifinale
7. David Goffin (BEL) 2/1 4/3 in semifinale
4. Dominic Thiem (AUT) 1/2 3/5 eliminato
1. Rafael Nadal (ESP) 0/1 1/2 ritirato
*10. Pablo Carreno Busta (ESP) 0/2 1/4 eliminato

(*alternate al posto dell’infortunato Nadal, ritiratosi dopo il primo match)

Boris Becker Group - match vinti/persi - set vinti/persi)
2. Roger Federer (SUI) 3/0 6/2 in semifinale
8. Jack Sock (USA) 2/1 4/4 in semifinale
3. Alexander Zverev (GER) 1/2 1/5 eliminato
5. Marin Cilic (CRO) 0/3 3/6 eliminato

DOPPIO

Woodbridge/Woodforde Group - match vinti/persi - set vinti/persi)
4. Jamie Murray/Bruno Soares (GBR/BRA) 2/1 5/2 in semifinale
1. Lukasz Kubot/Marcelo Melo (POL/BRA) 2/1 4/2 in semifinale
5. Bob Bryan/Mike Bryan (USA) 1/2 2/5 eliminati
7. Ivan Dodig/Marcel Granollers (CRO/ESP) 0/2 0/4 ritirati
* Oliver Marach/Mate Pavic (AUT/CRO) 1/0 2/0 eliminati
(*alternate al posto di Dodig/Granollers ritiratisi dopo i primi due match)

Eltingh/Haarhuis Group - match vinti/persi - set vinti/persi
8. Ryan Harrison/Michael Venus (USA) 3/0 6/1 in semifinale
2. Henri Kontinen/John Peers (FIN/AUS) 2/1 4/3 in semifinale
6. Pierre-Hugues Herbert/Nicolas Mahut (FRA) 1/1 3/3 eliminati
3. Jean-Julien Rojer/Horia Tecau (NED/ROU) 0/3 1/6 eliminati
* Raven Klaasen/Rajev Ram (RSA/USA) 0/1 1/2 eliminati
(*alternate al posto di Herbert/Mahut ritiratisi dopo i primi due match)

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Sat, 18 Nov 2017 19:46:42 UTC
<![CDATA[ E' DIVORZIO TRA MURRAY E LENDL - I due si separano per la seconda volta ]]> "Sono davvero grato ad Ivan per il suoi aiuto ed i suoi consigli in questi anni" - dice il 30enne di Dunblane - "insieme abbiamo raggiunto grandi traguardi ed imparato tanto lavorando insieme. Ora il mio obiettivo è essere pronto per l'Australia continuando ad allenarmi con il resto del team e tornare competitivo".

SEPARAZIONE CONSENSUALE - "Di comune accordo", come sempre si dice in questi casi. Sta di fatto però che nei due periodi in cui Lendl è stato il coach di Murray - da febbraio 2012 a marzo 2014 e da giugno 2016 fino ad oggi - sono arrivati risultati straordinari, i migliori della carriera dello scozzese. Con il boemo nel suo box Andy ha vinto tre trofei Slam (Us Open 2012, Wimbledon 2013 e 2016), due ori olimpici (londra 2012 e Rio de Janeiro 2016) ed ha raggiunto la prima posizione mondiale (il 7 novembre del 2016 e ceduta a Nadal lo scorso 21 agosto). La loro prima collaborazione, cinque anni fa, aprì la strada a tanti ingaggi di ex campionissimi del passato come "super-coach" nel circuito (tra le altre quella tra Edberg e Federer o quella tra Becker e Djokovic). Per il momento Murray non ha parlato dell'ingaggio di un nuovo coach.

RIENTRO SI', MA QUANDO? - Fermo dal torneo di Wimbledon (la sconfitta nei quarti contro Querrey l'ultimo match ufficiale) per un problema all'anca, Andy è scivolato al numero 16 del ranking mondiale. Un paio di settimane fa è diventato padre per la seconda volta e qualche giorno dopo ha giocato un'esibizione benefica con Federer a Glasgow davanti al pubblico delle grandi occasioni (oltre 700mila sterline raccolte). Quello visto in campo, però, è sembrato un Murray ancora molto lontano da una condizione accettabile. E lo scozzese ha già messo le mani avanti dicendo che, se non si sentirà pronto, non rientrerà neanche per gli Australian Open. Andy proseguirà la sua preparazione fisica off-season a Miami prima di volare in Australia a dicembre in previsione di Brisbane e Melbourne.

LE PAROLE DI LENDL - "Auguro ad Andy il meglio per il futuro. Insieme abbiamo fatto grandi cose e ci siamo divertiti", ha detto Lendl che proseguirà il suo lavoro con l'USTA Player Development. Nel gruppo dei ragazzi seguiti dall'ex numero uno del mondo c'è anche Patrick Kypson, 18enne di Durham (Carolina del Nord), che recentemente a Niceville ha vinto il suo primo titolo da professionista. ]]>
Sat, 18 Nov 2017 08:20:48 UTC
<![CDATA[ INDISTRUTTIBILE JELENA - La Dokic racconta orrori e abusi in un libro ]]> “Questa è la storia della sopravvivenza di Jelena Dokic. Come ha sopravvissuto da rifugiata, per due volte. Come ha sopravvissuto sul campo da tennis, fino a diventare numero 4 del mondo. Ma, ancora più importante, come ha sopravvissuto a suo padre, Damir Dokic, il papà proveniente dall'inferno. Jelena era un talento prodigioso, annunciato come la più grande speranza tennistica australiana dai tempi di Evonne Goolagong. Aveva abilità eccezionali, nervi d'acciaio e la straordinaria capacità di combattere sul campo da tennis. Al di fuori, ha dovuto affrontare molte sfide: lo status di outsider, la povertà e il razzismo. E comunque si faceva valere sul campo da tennis. A 18 anni era tra le prime dieci al mondo, a 19 è stata numero 4. Il mondo era affascinato da lei e dalla sua storia, una rifugiata la cui famiglia si era trasferita in Australia quando aveva 11 anni. Fino a ora, Jelena non ha raccontato a nessuno la sua incredibile ed esplosiva storia. Dalla Jugoslavia dilaniata dalla guerra a Wimbledon, passando per Sydney, racconta la sua ascesa infernale per diventare una delle migliori tenniste del mondo, e la sua caduta dopo essere arrivata in cima. La sua coraggiosa onestà vi lascerà a bocca aperta. La sua lotta contro il baratro vi solleverà. E, soprattutto, la sua volontà di sopravvivere vi ispirerà”.

È la sinossi di quello che promette di essere uno dei più importanti libri mai scritti sul tennis. O meglio, con il tennis sullo sfondo. Da “Inarrestabile” (Unstoppable) di Maria Sharapova, la letteratura si arricchisce con “Indistruttibile” (Unbreakable) della Dokic. Dopo un anno di preparazione, e in un periodo molto delicato della sua vita, Jelena ha scelto di raccontarsi a fondo. Ci sono tutte le premesse per farlo diventare un best seller. Il libro è uscito (in lingua inglese) lunedì scorso e sta avendo un importante battage promozionale. Ad appena due giorni dall'uscita, è già al primo posto nella classifica di iTunes. Il fulcro delle 320 pagine sono i maltrattamenti, sia fisici che psicologici, subiti da papà Damir. La Dokic afferma di essere sopravvissuta ad anni di orrendi abusi, culminati in un litigio che l'aveva lasciata quasi incosciente, percosse regolari con una cintura di pelle, manipolazioni emotive e violenti attacchi verbali. In più di un'occasione, si è sentita dare della “puttana” dal padre. Nel mare di rivelazioni, ha anche detto che la sua faccenda personale era ben nota a tutti, ma che il mondo del tennis ha scelto di distogliere lo sguardo. “Ciò che fa male è che la gente del tennis, soprattutto in Australia, ha chiuso un occhio di fronte agli abusi fisici ed emotivi che ho dovuto subire. Dall'infanzia fino ai 20 anni passati, quando era ovvio che fossi vittima di continui abusi, tutti dicevano che non era un problema loro”. Le sua affermazioni hanno acceso la reazione di Tennis Australia. Con un comunicato diffuso in questi giorni, hanno fatto sapere che all'epoca furono presentate alcune denunce alla polizia. “E comunque tutti noi applaudiamo il coraggio di Jelena nel raccontare la sua storia e continueremo a supportarla in ogni modo. Molti di noi erano preoccupati per Jelena e alcuni funzionari arrivarono a rivolgersi alla polizia, ma senza la cooperazione dei diretti interessati non poteva esserci un'investigazione accurata”. Tali affermazioni trovano riscontro, e fu proprio Jelena e negare qualsiasi addebito nei confronti del padre. Tra i vari argomenti, la Dokic parla anche del tentativo di riappacificazione, avvenuto nel 2011, dopo che era stato incarcerato in Serbia. (Tra l'altro, in quel periodo aveva detto che avrebbe fatto saltare in aria l'ambasciata australiana a Belgrado... ). “Ho provato a riconciliarmi con lui nel corso degli anni, potrei quasi dire che ho provato a sistemare le cose tra noi, ma ho capito chi è per davvero – dice la Dokic – è una persona difficile, è dura comunicare con lui, parlare e trovare una via di mezzo. Poi arrivi a una fase della vita in cui non hai più 20 anni, stai invecchiando e non hai più energia per un tentativo del genere”.



Nel libro, la Dokic racconta del tentativo di raggiungere il padre nella sua abitazione nei dintorni di Belgrado, quando era ferma per infortunio e la sua carriera era ormai agli sgoccioli. “Dopo alcune conversazioni amichevoli, gli ho detto che aveva esagerato e che mi aveva maltrattato sia fisicamente che a parole, oltre a portare fuori dalla mia vita sia mia madre che mio fratello. Quando ho iniziato a piangere, le lacrime non hanno cessato di cadere”. Jelena riporta anche la replica del padre. Avrebbe ammesso le sue colpe e si sarebbe anche scusato. “Ma nella mia anima sentivo che continuava a pensare di avere ragione”. Parlando con la stampa australiana, la Dokic ha ammesso che durante la stesura del libro (scritto con la giornalista Jessica Halloran) sono emersi sentimenti contrastanti, ma alla fine hanno avuto la meglio quelli positivi. “È stato fantastico scrivere perché non ne avevo mai parlato, inoltre mi ha aiutato a mettere in chiaro un sacco di cose”. Tra le frustrazioni più grandi, c'è stata quella di dover raccontare un mucchio di bugie per difendere il padre. Oltre alle bugie, è stata costretta a effettuare scelte contro la sua volontà. Come quando ha smesso di rappresentare l'Australia ed è andata a giocare per la Serbia. “È stata una decisione di mio padre, poi io ho dovuto tagliare tutti i rapporti e fare il lavoro sporco. E pensare che in quel momento ricevevo un importante finanziamento da Tennis Australia. Come sarebbe andata la mia carriera senza mio padre? Non so. Diventare numero 1? Vincere Wimbledon o l'Australian Open? Molti pensano che ce l'avrei potuta fare. Quello che so è che oggi riesco a sopravvivere a qualsiasi situazione d'inferno che la vita ti mette davanti. Oggi sono forte, non odio mio padre ma odio quello che ha fatto. Sono arrabbiata con lui perché ha distrutto la nostra famiglia. Lui è stato un figlio che non è mai stato veramente amato dalla madre, un uomo che si porta dentro le cicatrici della guerra in Serbia. Un rifugiato che non ha saputo trovare il suo posto nel mondo. L'Australia e il tennis non erano i posti giusti per lui”.



Oggi la Dokic è chiamata a un'altra battaglia, stavolta contro se stessa. Subito dopo il ritiro dal tennis giocato, ha iniziato a soffrire di ipertiroidismo. Si è trovata senza poter fare nulla, da un giorno all'altro. È arrivata a pesare 120 chili e ha avuto il coraggio di mostrare sui social network una foto di quando aveva raggiunto il massimo del peso. Un paio di mesi fa aveva detto di averne persi 30, ma di essere soltanto a metà strada. Qualche giorno fa, tuttavia, ha concesso un'intervista alla trasmissione “The Project” in cui è sembrata di nuovo appesantita. Il percorso verso la riconquista del controllo del suo corpo sembra ancora lungo. E pensare che nei mesi scorsi, ossessionata dalla necessità di recuperare una forma accettabile, era diventata quasi un'esperta di nutrizione. Era arrivata a pesare il cibo per controllare le porzioni, e si limitava a mangiare soprattutto pesce e verdure. Il suo impegno l'ha addirittura fatta diventare testimonial di una marca di prodotti dimagranti, Lady Shake. E si stava allenando, non certo con l'obiettivo di tornare nel tour (“Anche se mai dire mai”). Le ultime immagini, al contrario, fanno pensare che sia complicato pensare a un rientro agonistico. Bazzecole, in confronto a quello che ha dovuto passare negli anni che avrebbero dovuto essere d'oro. Ogni volta che commetteva errori grossolani durante una partita, sapeva cosa sarebbe successo una volta tornata in hotel. E non aveva nessuna importanza il fatto che avesse vinto. A volte gli abusi iniziavano in macchina, a volte anche davanti al fratello minore Savo. Ma mai in pubblico o davanti a persone al di fuori della famiglia. E, soprattutto, le percosse non arrivavano mai a impedirle di giocare. La madre non è mai intervenuta in modo deciso per difenderla, salvo alcune situazioni in cui diceva, con voce quasi dimessa: “Per favore, basta”. “Mi sono resa conto che mia madre vedeva gli abusi come cose normali. Ne ha subiti anche lei, per anni”. Ancora oggi, il rapporto con mamma Ljiljana è un po' in crisi. Timidamente, Jelena sostiene anche di aver avuto pensieri di suicidio. Grazie all'aiuto del suo compagno, Tin Bikic (i due stanno insieme dal 2004 e hanno dovuto lottare per difendere la loro relazione), è riuscita a staccarsi dal padre sia sul piano economico che su quello emotivo. Oggi è iniziato un nuovo capitolo, che passa da telecronache in TV e conferenze motivazionali, ma che ha raggiunto il suo punto massimo con “Unbreakable”. “Se questo libro servirà ad aiutare anche soltanto una persona, allora avrò portato a compimento la mia missione”.
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Fri, 17 Nov 2017 23:51:33 UTC